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“Le spallette curve del pop, ovvero:artisti!coraggio!”
Questa riflessione sul pop italiano e non, affonda le radici in una discussione di un po’ di anni fà che intrecciai con un musicista. Mi trovavo come tante sere di quel periodo, era più o meno il 2001, ad ascoltare del jazz in un famoso locale romano. Stavo parlando con un giovane e simpaticissimo sassofonista di nome Daniele Scannapieco (ora in forze alla band di Mario Biondi) e discutendo di un certo disco piuttosto che di un altro, ad un certo punto lui mi dice:”sai che c’è? io quando non lavoro ascolto DIMENSIONE SUONO SOFT” io un po’ basito rido come di fronte ad una battuta, ma lui riprende, e:”il pop mi rilassa,e c’è più qualità di quanto immagini”
Da quella discussione mi persuasi di dedicare un po’ di tempo all’ascolto di questo genere che negli anni avevo tralasciato volutamente. Devo dire che le mie scelte si indirizzarono prima su quei dischi che sapevo essere delle vere opere d’arte prima che dei successi stratosferici da classifica, quindi via con gratest hits di Tears for fears, Inxs, Depeche mode, Alanis Morrisette, Michael Jackson, Stevie Wonder etc. Per poi passare senza paura al nostro italico pop sanremese. E di qui prima lo stupore e poi la rabbia! Mi spiego:la caratteristica della pop music è quella di unire una melodia accattivante, ad un ritornello che resta in mente, il tutto in non più di quattro minuti e mezzo/cinque. Cosa di una difficoltà mostruosa. Quindi specialmente in italia,paese delle scorciatoie, la difficoltà di cimentarsi degnamente con questo genere ha fatto si che si creasse un effetto clone misto ad effetto domino cioè tutti si sono messi a fare le stesse cose, parlando degli stessi argomenti,con una superficialità imbarazzante,facenoci credere che ci fossero sempre spinte dal profondo a generare testi e melodie. ma come fare a credergli ai nostri cantautori italioti? Non gli crediamo infatti. Più plausibile è la spiegazione secondo la quale prima di fare un disco i discografici si mettono seduti fanno una bella indagine di mercato, poi incidono pesantemente sulle fasi creative dei cantautori affermati(vedi Nec, Pausini,Atonacci) ed ai giovani interpreti(vedi Lunapop,Meneguzzi,Paola e chiara)danno da cantare dei pezzi di fattura industriale, dei veri e propri surrogati. Come se non bastasse questi tizi(i discografici) ti chiedono più di 20 euro per una zozzeria trita e ritrita asserendo con forza che è il pubblico che decide, e che i prezzi vengono influenzati dalla pirateria. Fortunatamente, di dischi di tal fattura, ne vendono sempre di meno(io tifo sempre per un collasso del sistema discografico) ma dai e dai, negli anni il palato degli ascoltatori è stato irrimediabilmente rovinato,al punto che brani come “Pensa” di Fabrizio Moro e “ti regalerò una rosa” di Cristicchi assurgono a manifesti rispettivamente della protesta e dell’impegno sociale….incredibile!! Vorrei terminare questo mio intervento con un esempio e con una proposta:
ESEMPIO- Quando FRANCO BATTIATO fece ascoltare “la cura” al suo produttore egli commosso disse:” hai scritto uno dei più bei brani d’amore degli ultimi 10 anni”. Lui per tutta risposta gli disse che si trattava di un gioco creativo neanche troppo degno di essere pubblicato. Questo aneddoto serve da cartina tornasole del palato dell’ascoltatore medio italiano.
Proposta-Mi piacerebbe in questo spazio concessomi dal blog dell’anja, di creare una immaginaria lavagna dei buoni e dei cattivi spero con la collaborazione di altri, affinchè in un tempo ragionevole ci si possa creare una discoteca accettabile di un genere, il pop, che possiede una sua dignità, ultimamente solo un po’ nascosta da un cumulo di rifiuti.
byebye
Alex75